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La corretta valutazione del colore dei vini: una sfida affascinante.

di Mario Castino

Nella valutazione dei vini l’aspetto cromatico è sempre stato considerato come di grande importanza. La presa di contatto visiva rappresenta di certo un valore primario di relazione col bevitore: infatti, pur essendo spesso rapidissima, non è necessariamente schematica,
perché è sufficiente a suggerire ed a prefigurare sinteticamente un insieme complesso di sensazioni ed aspettative, che condizionano pesantemente i giudizi sia olfattivi, sia gustativi che seguiranno. Queste sensazioni saranno tanto più articolate e complesse quanto più l’esperienza del degustatore sull’origine, sulla tecnologia e sul divenire del vino è varia ed approfondita. Ma è anche noto a tutti come sia sufficiente alterare il colore di un vino con qualche artificio, pur senza intaccarne minimamente né l’odore, né il sapore, per stravolgere completamente le caratteristiche percepite dall’assaggiatore. Questo perché i condizionamenti psicologici influenzano in modo determinante le connotazioni di valore che vengono attribuite al colore di un vino: basti pensare come la medesima tonalità possa
venir considerata per un bianco da pasto o uno da dessert. Tuttavia, nell’ambito di ciascun tipo, è evidente l’interesse per il tecnico ed il produttore di valutare con sufficiente precisione il colore dei propri vini, in funzione di diverse finalità.