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Vetro

Forme, colore, capacità

Nel tempo si sono affermate forme particolari (molto diffuse la bordolese, la borgognotta, la renana) talvolta legate ad un prodotto (bottiglia con collo a oliva per il Marsala, fiasco per il Chianti, anfora per il Verdicchio, ecc.), ad un marchio aziendale o di un determinato territorio (Albeisa, ecc.).
Ormai in commercio esistono moltissime forme standard, disponibili in colori e pesi diversi. Quest’ultimo è un aspetto curioso: le vetrerie hanno lavorato con successo per produrre bottiglie resistenti e leggere e il mercato richiede invece spesso bottiglie molto pesanti, perché ritenute più adatte per valorizzare vini di grande qualità.
Un fattore importante da prendere in considerazione è la forma del collo, da scegliersi in funzione della tappatura. In merito le vetrerie hanno fatto grandi progressi nell’assicurare costanza e precisione di forma, assolutamente necessaria per consentire l’aderenza perfetta alla chiusura, determinante nel caso dei tappi a vite.

Il colore del vetro presenta risvolti estetici e tecnici. I primi sono tendenzialmente soggettivi, a parte il discorso del vetro bianco (il termine giusto è “mezzo bianco”), interessante perché consente di visionare ed apprezzare immediatamente il colore del vino (ad esempio un rosato), ma evidenzia immediatamente qualsiasi problema di pulizia esterna, anche solo l’impronta della mano. Il colore ha anche un’influenza sul contenuto, essendo noto che la luce può avere effetti negativi sulla conservazione del vino, favorendone l’ossidazione, mentre il buio accentua l’ambiente ridotto. Per questo, le bottiglie, in particolare se di vetro chiaro, non vanno mai conservate alla luce, ad esempio in vetrine di negozi. Le bottiglie scure preservano il vino ma, per contro, ne impediscono la visione. Allo scopo sono stati prodotti vetri particolari di colore verde che, pur consentendo l’osservazione del contenuto, assicurano una protezione adeguata ai raggi ultravioletti più pericolosi (fino ad una lunghezza d’onda di 320 nanometri). 

La bottiglia di vetro, grazie alla sua stabilità dimensionale, è considerata un recipiente misura CEE, per cui porta inciso sul piede o sul fondo il valore del contenuto espresso in centilitri. Il tutto entro precise tolleranze, tenuto conto che le bottiglie non sono identiche, proprio perché si originano da una quantità di vetro, la famosa “goccia”, che può leggermente diversificare nel peso incidendo, in piccolissima percentuale, sul contenuto.

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Le scelte per il confezionamento. Corriere Vinicolo n. 27 1996

Bottiglie di vetro e contenitori di nuova generazione (poliaccopiati, bag in box, fusti e lattine).

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