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Vitenda 2011 - L'annata viticola 2010

di Simone Lavezzaro e Albino Morando

Dopo un inverno carico di neve al nord e prodigo di piogge al centro-sud Italia, precipitazioni e clima umido sono proseguiti durante la primavera sino a metà maggio. Ad esse si sono associate temperature contenute che hanno ritardato il germogliamento e le successive
fasi fenologiche. È quindi seguito un mese asciutto, in cui i viticoltori hanno potuto
procedere con le operazioni in verde, particolarmente incalzanti, in virtù della disponibilità idrica a favore della pianta.
La terza settimana di giugno ha visto susseguirsi diversi eventi temporaleschi un po' in tutta la penisola, che hanno decretato di fatto l'intensificarsi della difesa antiparassitaria.
Il mese di luglio è passato con temperature non eccessivamente elevate (escludendo le ultime due settimane) e umidità relativa contenuta, preservando l'Italia dall'afa che ha caratterizzato le ultime annate, condizioni di solito predisponenti per i parassiti sia vegetali che animali.
Nei giorni prossimi a ferragosto si sono verificati diversi eventi temporaleschi lungo tutta la penisola, in alcuni casi anche con dannose grandinate.
Proprio la grandine (A) ha provocato danni in diverse zone: dal Trentino al Veneto, dal Piemonte, all'Emilia Romagna.
Se ne segnala una particolarmente importante avvenuta il 5 settembre nella zona di Ravenna, con ingenti danni alla produzione.
In quasi tutti gli areali viticoli l'abbondanza d'acqua ha provocato un allungamento del ciclo vegetativo della vite, causando ritardi di maturazione, soprattutto
per varietà a ciclo lungo. In molti casi durante la vendemmia erano presenti femminelle con foglie nuove in pieno accrescimento, cosa davvero inconsueta, soprattutto considerando l'intensità con cui il fenomeno si è verificato.

L'articolo prosegue con l'andamento delle principali malattie della vite nell'annata appena trascorsa